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E' utile lo stretching? Porta a prestazioni migliori o eseguirlo è solo una perdità di tempo? Quando bisogna farlo? Comporta dei rischi? Facciamo alcune riflessioni.

L’allungamento della muscolatura è da sempre visto con pareri contrastanti. C’è chi crede molto in questa pratica e ne fa un uso abbondante nel corso della seduta e chi invece lo ignora.

Ho conosciuto atleti d’alto livello che lo inserivano come seconda o terza seduta giornaliera. La sera a casa, stendendo un materassino a terra, dedicavano da mezz’ora ad un’ora ad allungare la muscolatura.

Lo stretching può essere inteso come seduta utile per favorire lo smaltimento della fatica provocata dall’allenamento e/o per acquistare qualità elastiche. Si ritiene che avendo una muscolatura che può allungarsi al meglio, si creano meno attriti muscolari e si può sfruttare appieno la forza che si ha. Diminuendo le resistenze interne, potremmo avere una corsa più economica e redditizia.

Il problema maggiore però riguarda la corretta esecuzione dello stretching. Su quest’aspetto tutto si complica ed esistono diverse scuole di pensiero. Ritengo che se non si conoscono bene i principi fondamentali, è bene lasciar stare e dedicarsi solo ad un buon riscaldamento prima di un allenamento di qualità senza eseguire allungamento.

Lo stretching può regalare una migliore qualità della corsa, ma secondo gli esercizi scelti e la modalità d’esecuzione può causare uno stress alla muscolatura che per difesa si contrae. In questo caso l’allungamento può essere dannoso e addirittura provocare un infortunio.

Ho letto casistiche d’atleti che sono andati incontro ad una maggior quantità d’infortuni eseguendo stretching rispetto a quando non lo effettuavano. Il discorso qui si fa troppo generico, poiché non possiamo essere a conoscenza del modo in cui esso fosse eseguito.

È importante eseguire l’allungamento se ci sono i giusti spazi temporali per farlo. Bisogna considerarlo come fase della seduta e mai affrettarsi a farlo quando non c’è tempo. Vedere quei podisti che si appoggiano ad un albero, ad una macchina o ad un muro ed in due minuti eseguono vari esercizi è un’immagine sbagliata: è tempo perso e costituisce un rischio di conseguenze negative. Benefici non ne verranno ed anzi il muscolo potrà tendere a contrarsi.

Bisogna conoscere bene la fase di tensione ottima e quella successiva di sviluppo. Nel caso il podista abbia poco tempo; gli basta scegliere un numero inferiore d’esercizi, ma ognuno dei quali dev’essere fatto con correttezza. Il rispetto per questa fase della seduta è importante, altrimenti meglio lasciar stare.

Cambia anche il tipo d’esecuzione degli esercizi secondo quando sono inseriti. Quando sono proposti ad inizio seduta o prima della fase di qualità debbono avere determinate caratteristiche. Se invece sono inseriti a fine allenamento, ne avranno altre.

Nel primo caso hanno il compito di dare “prontezza” muscolare; nel secondo caso servono per annullare le tensioni muscolari venutesi a creare durante la sessione d’allenamento. Di conseguenza bisogna passare per una diversa scelta degli esercizi e avere un approccio più blando.

Vi ricordo che ogni fascia di lavoro inserita nella seduta d’allenamento dev’essere studiata e pianificata al meglio. Lo stretching non fugge da questa regola. Ciò che voglio dirvi è di non sottovalutare nessuna forma d’allenamento. Quello che si fa, va fatto bene. Non essendoci questi presupposti è meglio non attingere a mezzi fatti in modo incorretto.

 

Fonte: Massimo Santucci - www.santuccirunning.it