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Tenace atleta di Cavalcaselle che per le sue caratteristiche gli amici lo chiamano "il keniano". Ecco una simpaticissima telecronaca raccontata da Simone.... 


Giornata inglese a Reggio, uggiosa e nebbiosa. Tutti pronti comunque. Il Keniano Bianco è teso, perché questo cattivo tempo dura da un bel po' e lui, abituato al caldo della propria terra, soffre. L'Emilia questa mattina è grigia, un grigio cupo, mica argento, la temperatura invece sembra buona, o quasi. Il ragazzo è cosciente del proprio valore e dell'impegno profuso nei mesi precedenti; e sono molti. Si chiama Cenjiase o Cingiolat...

 

A quarant'anni è stato strappato dal calcio dove aveva avuto qualche successo e dove godeva di un ottima reputazione; lui si riteneva un operaio del campo; e diceva: "ghe nò ciapè tante ma ghe nò date piassè!".Infatti ha la tenacia del leone e l'astuzia tattica dell'avvoltoio. E'nato in una colonia, il Chenia, nella zona Bassa del Mar di Garda, più precisamente lato orientale. Confina a sud con la Repubblica di Camalavicina e ad ovest con la Confederazione Arilica. Territorio esteso, arriva infatti a toccare la Mongabia. Si allena sempre sul Monte Chenia (Kirinyoga o Kerenyoga in gikuyu) che è la più alta cima della Cordigliera Morenica. Il Keniano Bianco sa che allenarsi in altura è un valore aggiunto. Il Monte e la regione circostante costituiscono un area naturale protetta, tranne un lunedì all'anno, in occasione di una festa popolare della cultura Swahili. La regione è ben conosciuta con il nome "National Mount Kenya della Fiera". L'altopiano dove si allena Sergy Cenjiase è un vulcano estinto -parte del magma è stato confluito direttamente nelle viscere del Keniano Bianco-. La località è bella e ricca di flora e fauna, si possono trovare nutrie ed altre specie animali non del tutto definibili "rarissime".

"Cenjiase faceva il carrozziere, senza capirci molto, ma lo faceva. Riparò un'auto, un'ammiraglia della Bianchi Reparto Corse Ciclismo, e non se ne capisce il motivo, si innamorò della Corsa a Piedi. Alla prima gara si fermò senza fiato sei volte per tener testa ad un fenomeno di Colà. Negli spogliatoi, si vestì, uscì e aspettò che comparisse il Colatino che lo aveva spianato. Aveva un nome russo, Buioskij. Non stava in piedi dalla fatica, ma lo seguì senza farsi vedere fino a quando quello non entrò in un bar. Cenjiase entrò anche lui. Ordinò una birra e andò a sedersi a fianco a lui. Aspettò e poi gli disse: Insegnami. Buioskij era un veterano, vendeva i podi, e ogni tanto si toglieva qualche sfizio umiliando i pivelli; Vaffanculo, rispose. Cenjiase con grande calma gli svuotò la birra nella schiena. Sì, fecero una rissa a calci e bicchierate fino a quando, stremati, il Buioskij disse: LA CORSA LA FAI SE HAI FAME. Non importa di cosa." (City A.B.).

Al mattino Buioskij gli stava ancora spiegando i trucchi del mestiere. Da allora sono diventati grandi amici, con la A maiuscola, e le grandi classiche le affrontano assieme; come questa: Reggio, La Maratona del Tricolore, dove il Keniano naturalizzato a Cavalcaselle corre con delle scarpe gialle fosforescenti. Guardandolo "molinare"da lontano pare una piccola ruota panoramica che gira a cento all'ora, un vortice luminescente che abbaglia gli avversari; li acceca e li stordisce lasciando in loro solo il ricordo di una freccia. "Zona Lago" parte in fondo alle griglie, e ce ne vuole a partire, neanche fossero alla N.Y.C.M.. Lui è la punta di diamante della squadra ed è fianco a fianco al suo coach, come quella volta nel bar.

Partono assieme ad un lupetto-bastardino taglia media, anche lui col pettorale … non si capisce. L'unica cosa forse, che si capisce è che corrono "cani e porci". Fa niente, si parte,belli, veloci e un po' di traverso; chi per la scoliosi, chi per il ginocchio dolente, chi per uno sperone osseo. Il passo è buono ed il keniano super monitorato stampa 1h40' alla mezza, alla faccia di buioskij; che transitando vacuo con 11 minuti di anticipo si infrange sul muro dei 21 e aspettando il bus navetta si riporta al circolo pensionati. Del resto buioskij ha voluto staccare il keniano per stare con Zoccay, il greco, del resto si va in disaccordo con sé stessi quando si è costretti ad essere in armonia con gli altri.

Il keniano continua imperterrito, è abituato a calpestare i cadaveri. E'un maasai. Corre, corre, corre il suo passo sembra inesorabile, quando al 34° entra nel tunnel. Non ci sono spugne calde che tengano. Si ferma per un crampo alla gamba destra e gli si blocca la sinistra. Ma fa niente, oramai non gli fa nemmeno più male l'ernia, lui non si ferma: se le gambe fanno male è un problema loro. Riparte in qualche modo e lungimirante pensa già a cosa dovrà fare alla prossima gara per non ritrovarsi in questa situazione. Va verso il traguardo "imbombegà" al 49% di pulviscolo nebbio-calinvernoso della bassa padana e al 51% di sporco, salato, sudore proprio. Chiuderà a 3h32' senza cantare.

Sarebbe arrivato anche in ginocchio. Transitato infatti dice: "devo cambiare allenamento correrò dei lunghi di 4h"…vediamo se mi vengono ancora crampi". Poi si guarda il cinturino dell'orologio con gli occhi socchiusi dal riflesso istintivo per l'acido del composto pioggia-sudore; lo guarda con quel singolare interesse per le cose minute che si risveglia in noi quando cose di più grande importanza ci spaventano o quando siamo sopraffatti da nuove emozioni. Sorride….

 

Simone Cartom Crema