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Immaginiamo per un istante che la terra non sia una sfera ma un campo con una  pista di atletica: a livello di vita quotidiana cosa cambierebbe?

24x1ora

Evidentemente l’esempio è stravagante , in effetti non è che si possa prendere una realtà oggettiva qualunque e ricostruirla come ci pare e piace. Ma scrivendo e sapendo che ti leggono in tre: Si. Se però adottiamo la teoria del Camping d’atletica possiamo anche scordarci, vista la convivialità del sito, tutti i problemi legati alla trivialità e tenere valido solo il bello della vita terrena.  Sono persuaso infatti che il mondo contenga moltissime possibilità...

...e che la scelta dei bipedi vada spesso verso il brutto piuttosto che il bello. So bene che cose buone ce ne sono ma non capisco come le cattive ci intrighino e siano addirittura indispensabili per i più. So anche che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. E’ che a volte faccio fatica anch’io, tipo ieri mattina accompagno il mio bambino a suola, Carlo il più grande, e zigzagando tra le merde di cane non posso che iniziare ad inveire contro quegli stronzi che ne possiedono uno; senza contare che quando arrivo in prossimità dell’edificio scolastico inizio a trattenere il fiato perché la nube tossica generata dalle mamme in fuori strada in assetto da deserto è terribile e mi scuce la prima dolce bestemmia della giornata. Esternamente  sorridente per calmarmi penso che quel che ci da fastidio e ci adira è quello nel quale ci rivediamo; ed allora faccio il mio esame della coscienza e penso a come migliorarmi. Chiacchiero con Carlo che mi aggiorna l’organigramma. Mi dice che quest’anno c’è un Maestro. Io lo guardo e sarcasticamente dico: e margherita? Ma so che non ha ancora letto Michail Bulgakov e che centra anche poco ma si denota già tutta la mia simpatia verso chi insegna. Prosegue Carlo dicendomi

- a volte il maestro s’arrabbia e urla, urla più di te … tu però ti arrabbi poco.

- Devi pensare Carlo che quando una persona si arrabbia ha perso.

- Cioè?

- Cioè non è riuscita a controllare la situazione, non è riuscita ad ottenere quel che voleva e frustrato s’incazza. S’arrabbia quando non lo ascoltate?

- Quando i bambini parlano, batte il pugno sulla cattedra dicendo che ci boccia tutti.

- Voi parlate?

- Non io.

– Ti credo Carlo. Ok, i bambini parlano perché s’annoiano, s’annoiano quando il maestro è poco interessante e questo suo essere incapace lo manda su tutte le furie. S’arrabbia con se stesso  perché non riesce. Quindi tu, quando hai davanti a te una persona che va in escandescenza,  la guardi e pensi che ha perso. Non avere paura e fai quel che devi fare, male non fare paura non avere, studia perché devi e non perché hai paura di lui.

- Ok, lo guardo e rido … con la mente.

- Sei un genio Carlo. Tu sei speciale, hai l’ombra d’oro.

 

Probabilmente riuscirà più di me, nella vita, a non lasciarsi travolgere a guardare le cose con obbiettività e distacco creando dentro di se un Camping del benessere. E comunque diffidate, voi tre, da chi cambia umore spesso e corre molto forte, probabilmente fa uso di qualche strano ormone.

Tornando a noi, vedere un luogo non luogo, un luogo/mondo dove tutto sembrava esser bello mi ha fatto pensare a quanto siamo stupidi quando litighiamo nel traffico (magari andando in vacanza) o facciamo il muso, senza motivo, alla nostra compagna o ad un nostro vicino semplicemente perché ci siam svegliati male, abbiamo dei pensieri, delle paure. Il Camping d’atletica della 24x1 ora di San Giovanni Lupatoto è questo: una realtà avulsa, un acquario, un campeggio. Un Campeggio estivo dove nessuno lavora ma tutti hanno un compito ben preciso retto solamente dalla passione.

Ora, non sono mai riuscito a capire come la parola passione possa, per noi podisti, andare a braccetto con la parola fatica; ma è così e fin che mi fa star bene far fatica non mi pongo troppe domande –per fortuna, dirà qualcuno o meglio uno dei tre-.  Pensate, voi tre, che un amico oggi mi ha sottoposto ad una provocazione: esiste un altro tipo di fenomeno che raduna una tale moltitudine di persone  dove si paga per faticare così tanto? No –ho risposto- non credo. Incredibile. Come incredibile è il Campeggio che appartiene a pieno titolo a questo tipo di mondo; ad un mondo dove un intricato groviglio di persone faticano col sorriso, cosa che non accade in altri luoghi. Nella fattispecie arrivo nel buio delle 20.00 del primo autunno e vedo una asettica bianca luce che abbraccia il Camping, lo rende visibile e toccabile anche da fuori. Mi avvicino quasi titubante, con l’incertezza delle prime volte. Passo passo riconosco qualcuno ma vedo tutti presi dai propri ruoli e capisco che il momento successivo posso già esser parte del meccanismo, già una rotella del grande meccanismo di quell’orologio ellittico, arancione che al posto delle lancette ha degli umani sudati che girano e schiacciano un tasto con scritto Lap ad ogni passaggio per vedere se sono in linea con le proprie ambizioni o se metteranno la coda tra le gambe giustificandosi per una settimana; se sono una lancetta fina e lunga o corta e tozza. Mi guardo intorno e vedo tutte le tende degli infollati. Belle, vere, variopinte e piene di ogni ben di dio: pane, salame, acqua, vino, tortellini etc. Credo che l’accampamento ne contenga una ventina, ma non ne ho idea, e servono anche per dormire ma soprattutto per riparare (dalle intemperie, non il riparare/aggiustare o forse), riposare e rifocillare i partecipanti alla staffetta, i cronometristi, le mogli, i mariti ed il resto dell’entourage.

Guardando la pista vedo qualcosa che anche a noi patiti del running crea perplessità -figuriamoci ai divanisti-: gli ultramaratoneti. Un gruppo ristretto, sparuto e sparpagliato che fa sembrare il grande orologio un rattrappante. Si perché questi girano all’inverso. Ma non li riconosco solo per quello, li vedo dalla falcata stanca, dallo sguardo vacuo. Mi giro e vedo Matteo, anche lui li sta osservando e con la faccia un po’ tirata, con la bocca con gli angoli all’ingiù e le sopracciglia che disegnando due collinette vanno a corrugare l’alta fronte e a dare un aria di incredulità mi dice che son Mati. Io invece gli dico che devono avere un grande equilibrio mentale. Lui mi guarda e con aria furba mi dice: almeno tute do. Avrà ragione, un po’ di follia c’è, ma anche quella mi sembra una cosa sana. No faccio nemmeno a tempo a metter a magazzino sto pensiero e Simone, un amico omonimo mi dice: perentorio dobbiamo fermarli! Perché? E lui col suo solito vezzo satirico mi dice: incidono sulla spesa pubblica, il servizio sanitario nazionale non può mantenere anche questi, si stanno massacrando, chi li manterrà questi?  Non ci avevo pensato, ma non sapendo bene in che tasche vadano i denari versati all’erario tutto sommato un ginocchio io glielo pagherei ad un ultramaratoneta piuttosto che vadano alla D’Addario di turno. N.b. Simone Giuoca a calcetto ed ogni 3x2 è rotto! Per la cronaca, la gara degli altri, gli ultra, la 24 ore è stata vinta da un tale che sembra aver  percorso 195 km in solitaria.  Proseguo, abbandono i pensieri sui dazi e cerco il mio Rendez-vous, giro tra le tende e come Bertolaso a l’Aquila cerco di capire se stan tutti bene.

Arrivo dagli amici del Malavicina e subito mi ritrovo in un vortice di persone: lo staff. Uno mi dice: cambiati e mi da il cip. L’altro mi parla di andature e mi mette il pettorale con le spille da balia mentre io lo guardo con un aria strana di chi aspetta d’esser punto ascolto altri due che mi incitano a prescindere. Dopo poco sono pronto ed inizio una specie di riscaldamento. Sono teso, ho paura di me stesso, ho forti dubbi sulla mia precaria preparazione. Mi riscaldo nel buio dell’area circostante al camping con in testa numeri, moltiplicazioni. Non so se voi tre mi capite ma io devo capire a quanto girare. Il Buio, Massimo Buio, mi dice che devo girare a 1.40 al giro. Io penso a quanto può essere in termini di velocità, non velocità oraria ma minuti al kilometro, l’unità di misura del runner e scopro che è un bel 4.10. Ok, si può fare. Il mio turno nella 24x1 ora è dalle h21.00 alle h22.00 e gli altri 23 della mia squadra sono distribuiti nelle restanti 23. Ci sono alcuni che correranno dalle 2.00 alle 3.00 di notte o dalle 4.00 alle 5.00 dell’alba per  poi farsi fermare, tornado a casa, da qualche sottoufficiale dell’arma per esser sottoposti al test del palloncino. Ma bando ai moralismi perché io stesso, dopo l’arrivo, con la rosetta al salame ho trangugiato un bel Custoza fresco.  Ci provo insomma, il clima è favorevole e l’aria di festa mi aiuta. Ascolto la voce dell’impareggiabile Fabio Rossi, uno dei collanti del fenomeno corsa. Un appassionato, un animatore straordinario, il Guido Meda de noaltri. Mi chiama e vado tra i canapi con l’animo di un pony giapponese ma quando sento lo sparo del guardiano del campeggio parto come Varenne, orgoglioso esserci. E basta! Corro 36 giri e mezzo e per me va bene. Poi, a piedi nudi nell’erba (con la moglie che, con l’istinto di mamma, mi dice prendi freddo), in piena vacanza, mi godo gli altri girare, felice di esserci, appunto.

Grazie Lupatotissimi, Ad maiora e grazie dell’ora di vacanza dal mondo.

Dedicato a: Stefano la mente Scevaroli , Fabio comunication Rossi, Massimo l’Amico Buio, Luca il mio amico avversario, Davide il presidente del Malavicina, Simone calcetto Lusignani, Matteo bisognafarealmeno 35-40 giri se no notesinessuno.it Bortolaso.

Simone Cartom Crema