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Bordin, la promessa: "Veronamarathon, comunque io ci sarò. Se non fisicamente, correrò con voi con il cuore".

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Gelindo Bordin: ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi di Seul nel 1988. In aprile lo aspettano a Boston, per celebrare i 20 anni di una impresa memorabile. Gelindo Bordin è ancor oggi l'unico campione olimpico ad aver trionfato nella più vecchia maratona del mondo, prima edizione nel 1897 e sempre disputata anche negli anni terribili del conflitto mondiale. Boston è sempre stata stregata per chi aveva conquistato l'oro alle Olimpiadi. Ci hanno provato i grandissimi, come Abebe Bikila.

C'è riuscito solo lui, il ragazzone di Longare, venuto dal vicentino nel veronese a trovare le persone giuste per avviarlo verso una carriera esaltante. Era il 16 aprile 1990. Due anni dopo il trionfo di Seul, unica medaglia d'oro di un'atleta non africano nella corsa, Bordin vince la maratona di Boston con il primato italiano di 2h08'19". L'America non lo ha dimenticato: il terzo lunedì di aprile «Gelo» sarà al via della maratona di Boston.

«Spero di correrla attorno alle tre ore - ha detto Gelindo - in aprile avrò 51 anni e il tempo per allenarmi lo devo trovare tra i mille impegni di lavoro. Però questa nuova dimensione mi piace. Da professionista ad amatore ho capito tante cose. Il professionista fa fatica dal primo all'ultimo chilometro ma in fondo è allenato per farlo. L'amatore magari scherza con i compagni per 25 chilometri ma poi spesso per lui la gara diventa sofferenza pura, a volte non paragonabile con quella sopportata dal professionista. Sia per l'uno che per l'altro bisogna prepararsi bene, perché la maratona non ti regala niente e non puoi pensare di ottenere di più di quello che tu hai».

L'occasione è propizia per qualche consiglio. Domenica 21 febbraio si corre la Veronamarathon. Cosa deve fare l'amatore in queste ultime tre settimane?

«C'è tempo ancora per un “lungo”, 17-18 giorni prima della maratona. Non parlerei di chilometraggio, ma di tempo. È sufficiente correre per due ore e 40 minuti per poi pensare a recuperare le energie per il giorno della gara. Dieci giorni prima della maratona io smettevo praticamente di correre, facevo un'oretta in scioltezza cercando di ritrovare il dinamismo e la sensazione di poter sostenere un ritmo veloce. Poi è fondamentale l'alimentazione, specie nell'ultima settimana con un giusto carico di carboidrati negli ultimi tre giorni. E poi bisogna cercare di vivere il tutto con grande serenità, senza porsi traguardi troppo ambiziosi».

Ci sarai a Verona il 21 febbraio?

«Farò il possibile per tante ragioni. Innanzitutto la mezza maratona è dedicata a Sergio Pennacchioni, l'uomo che mi ha portato a grandi risultati, per la mia carriera è stato fondamentale. Poi perché c'è il passaggio all'interno dell'Arena, un qualcosa di unico, di eccezionale e bravi sono stati gli organizzatori e il Comune di Verona a dare ai runner questa straordinaria possibilità. Verona poi mi ricorda i tempi belli, gli anni del Gaac, della Paf. Eravamo uno squadrone: Loris Pimazzoni e poi in altre specialità Calabretto,  Tagliapietra, quanti big sono passati da Verona in quegli anni...! La settimana prima sarò negli Stati Uniti. Se riesco a conciliare gli impegni di lavoro, ci sarò di sicuro,anche perché sarebbe un buon allenamento per Boston. Altrimenti, credetemi, con il cuore sarò insieme a tutti i runner. Ma quanti saranno?».

Le iscrizioni continuano ad arrivare a ritmo sostenuto: a tre settimane dall'evento si è vicini a quota cinquemila e è facile prevedere che si arrivi quanto meno a seimila. Come te lo spieghi?

«Non è più una sorpresa e soprattutto non parlerei di moda. Mi emoziona pensare che per tanti la corsa è diventata un sistema di vita. Si sta diffondendo una nuova cultura sportiva con sempre più appassionati che si dedicano alla corsa con lo spirito giusto. Correre fa bene, basta farlo nel modo corretto, conoscendo i propri limiti. Se poi si può correre in una città fantastica come Verona... beh l'occasione va presa al volo».