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Emozionanti racconti di Dario Pedrotti con i quali riesce pienamente a condividere con i lettori il proprio entusiasmo per la corsa in montagna e a spingere quanti più corridori possibili a provarla.

Scairanner

Dalle emozioni della Dolomites Sky Race a quelle degli allenamenti invernali in solitaria, passando per l'adrenalina di una gara di orienteering, i chilometri piatti di una mezza maratona e l'esperienza extra long di un ultra trail da 65 km, Diari di uno Scairanner ripercorre in modo scanzonato migliaia di passi corsi lontano dal traffico, dall'asfalto e dalla gente. Un inno alla corsa in montagna come modo per sentirsi semplicemente un puntino colorato fra il grigio della roccia e...

... l'azzurro del cielo.

Uno skyrunner è un atleta capace di coprire un percorso di venti chilometri con 1700 metri di dislivello in meno di tre ore. Uno Scairanner, secondo l'autore di questi “Diari”, è uno che ci riesce, ma giusto per un pelo, e facendo un sacco di fatica.
Come si arriva ad essere uno Scairanner, che cosa si prova nel diventarlo, quali mirabolanti avventure si vivono essendolo sono solo il filo conduttore di una raccolta di riflessioni che ruotano intorno alla passione per la corsa e alle soddisfazioni che essa regala, la principale delle quali sembra essere – contrariamente ad ogni smania agonistica – la gioia di essere “un puntino colorato fra il grigio della roccia e l'azzurro del cielo”.

Fra le righe, “Diari di uno Scairanner” racconta soprattutto l'amore per la montagna e il romantico, ostinato, costante e appassionato corteggiamento di uno spasimante disperato, consapevole di non poter mai conquistare l'amata sconfiggendo in duello quei “top-skyrunner” capaci di completare una gara in meno di due ore, ma felice e soddisfatto della preziosa, privata intimità trovata, e lo fa con il tono spiritoso e lo stile scorrevole di chi è – sì – agile con le gambe, ma ancor di più lo è con la penna.

Se è vero che l'intento dell'autore è quello di condividere il proprio entusiasmo per la corsa in montagna e spingere quanti più corridori possibili a provarla, questo libro parla anche a coloro che praticano il nobile sport del sollevamento della forchetta o del tuffo sul divano, svelando finalmente loro che cosa ci sia mai di così bello nel fare tanta fatica, regalando più di un sorriso anche a chi resterà convinto che sia proprio una passione incondivisibile.

Atleta tra i più scarsi di quelli forti (o tra i più forti di quelli scarsi, quando è particolarmente di buonumore), Dario Pedrotti si definisce anche ingegnere pentito e appassionato consumatore critico. Pur avendo un'infinità di chilometri nelle gambe, sono probabilmente molti di più quelli che ha percorso con la penna, specialmente quella virtuale delle pagine del suo seguito blog dedicato all'altra sua passione sportiva, l'orienteering (dopolavori.blogspot.it).

Narratore “allenato” e disinvolto, con questo suo primo libro cede alle lusinghe di chi ne ha già potuto apprezzare le doti, e racconta con ironia uno spicchio del suo – a detta di alcuni strampalato – mondo.

Solitamente ha un'espressione più serena di quella immortalata in copertina.

 

Breve intervista all'autore Dario Pedrotti

Come è nata l'idea del libro?
Da anni tengo un blog (dopolavori.blogspot.it) in cui parlo soprattutto delle mie gare di orienteering, ma anche di qualche altra uscita, quindi ero abituato a ripensare alle esperienze vissute e a provare a trasmetterle per iscritto ad altri. Molti mi hanno detto che erano divertenti, e mi è venuta voglia di provare a farne un libro "in carne ed ossa". Parlandone con un amico editore, l'idea di scrivere qualcosa sul mondo della corsa in montagna è piaciuta, il mio modo di scrivere anche, e così ci ho provato. Mano a mano che scrivevo mi rendevo conto che le cose che mi sarebbe piaciuto raccontare a chi non ha mai provato a correre in montagna erano tante, ma anche che in molte di quelle esperienze e di quelle emozioni avrebbero potuto riconoscersi tanti che invece già lo fanno, e quindi il libro ha visto davvero la luce.

E i lettori come lo hanno accolto?
Per ora non posso certo basarmi su grandi numeri, ma tutti quelli da cui ho avuto un riscontro hanno confermato quello che speravo. Chi ha già provato mi ha confermato di essersi riconosciuto in molti passaggi, ma anche chi non corre in montagna o non corre affatto l'ha trovato piacevole, soprattutto per il tono ironico. Mi ha fatto in particolare molto piacere il commento di una persone "del settore" a cui l'ho inviato chiedendone una recensione, che di racconti su gente che corre ne ha letti a centinaia, che mi ha scritto che ha apprezzato soprattutto la punta di ironia che evita il problema di tutti quei corridori che parlando delle loro "imprese" finiscono per prendersi troppo sul serio.

Problemi con l'inglese o l'erroraccio nel titolo è voluto?
Mentre pensavo a scrivere questo libro, sono andato a leggermi quello che c'era già in giro, che non è molto. Ho letto i libri di Killian Jornet e di Marco Olmo, pluricampioni del mondo, e mi piaceva l'idea di mettere in chiaro fin dal titolo che questo libro parlava di qualcosa di simile ma al tempo stesso completamente diverso. Loro sono degli sky-runner, io un altro a cui piace molto correre vicino al cielo, ma che lo fa in modo molto più casereccio, e quindi alla portata di tutti.

Un libro da leggere perchè...
Per capire che quelle che sembrano imprese folli e da superuomini come correre un ultra trail di 65 chilometri o una sky race con 1800 metri di dislivello regalano tantissime emozioni e sono in realtà alla portata di quasi tutti, o per avere la conferma di non essere gli unici folli a fare queste cose e divertirsi un sacco facendole.