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Corsa, pensieri e persone

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Scritto da Simone Cartom Crema   
Lunedì 08 Febbraio 2010 23:31

Un nuovo racconto di Simone. il   Il meno contorto tra tutti i suoi scritti. Molto ghiotto, da leggere d’un fiato.

lago di garda

Non è immaginabile uscire una mattina come questa e non pensare a quanto c’è di bello in questo cazzo di mondo.  Sono le sei e mezza ed il cielo è un brivido blu. Un cielo terso che mi ricorda il “planetario”, anche se dovrebbe essere il contrario; per capirci, è come quando un bambino assaggiando una pesca trova, con stupore, che assomigli molto al fruttino o alla sua merendina preferita. Uscendo c’è il solito fastidio, intorpidimento, mancanza di vitalità con in mente...

...solo la promessa fattami la sera che al mattino sarei andato a correre. Gambe legate e freddo è il primo vero sentire. Scale alla Fracci: in punta di piedi, cancelletto ghiacciato, strada deserta. Testa bassa e via verso il Lago. Silenzio dei meno cinque rotto, che non è la parola giusta, solo dal cadenzato sciabordio dell’acqua. Alzo gli occhi e vedo la bandiera all’orizzonte, o meglio: il sole sta arrivando e traccia una fascia di un colore arancione caldo che si trasforma immediatamente in un giallo-verde e poi il blu vero. Alzo la testa del tutto, tanto la passeggiata è libera e mia, che stellata! Siamo spesso troppo impegnati a guardare ad altezza d’uomo che ci perdiamo i sogni. Guardo in alto dicevo, con il rischio di prender una panchina di tibia ma è più forte di me. Rischio, tanto non disturberei nessuno, son tutte felicemente vuote.

Lascio che i miei occhi vadano lontano e mi godo l’aurora. Questo sorgere del mio sole si tradisce solamente perché è ad est altrimenti potrebbe essere un tramonto. Intorno a me tutto tace ed io volo.

Volo nonostante i miei ottanta chili, volo nonostante.

Che bello correre. Se tutti corressero non ci sarebbero più guerre, l’ho sempre pensato; ho alcune teorie a sostegno della tesi ma si mescolano molto e non so se riuscirete a seguirmi con la facilità.

Il Podismo nasce come movimento intorno agli anni ’70 in California. Prima di allora non si correva; so che sembra strano ma è così. Correvano solo gli atleti, non esistevano ne scarpe ne manifestazioni per praticarlo. E’ nato perché ce ne era bisogno, è cosa antropologica.

 

Oggi, amatorialmente parlando, esistono tre aree d’ingresso, d’approccio ed io le chiamo così: agonismo, benessere e sopravvivenza (naufraghi e naufraganti).

Evidentemente sono tre modalità non molto e non sempre distinguibili ma comunque.

L’Agonista vede quella persona o quella parte di persona che vuole il confronto, la battaglia e gareggiando si mette al riparo da altri possibili scontri giornalieri, risulta uno sfogo, non è un pacifista ma il risultato è lo stesso. Spesso viene da altri sport ed accompagna la prestazione domenicale con un distaccato: ah se avessi iniziato a correre da giovane …

Il Salutista nell’accezione più blanda (che in realtà non lo sarebbe è obbligato a diventarlo), è quello che inizia per dimagrire, per rimettersi in forma, per riuscire a far le scale o semplicemente perché il medico condotto lo ha minacciato dopo averlo trovato positivo ai trigliceridi. Questo soggetto non è mai stato un problema per la tranquillità pubblica ed è il pacifista per antonomasia, fosse per lui le questioni si risolverebbero tutte a cena.  P.S. puoi correre con un primo obbiettivo di dimagrimento ma poi devi switchare e correre per te.

 

Il Naufrago è colui che lotta per la sopravvivenza, è colui che ha come solo obbiettivo il miglioramento della specie. Ne esistono di molti tipi. Naufraghi perché tutti gli appartenenti a questa categoria si sentono (senza esserlo in realtà) soli, unici, ai margini della società ma attenzione … per scelta.

Il primo è il Naufrago capitano ed è colui che ha una missione, corre ma non per correre; la corsa è per lui un mezzo per riuscire a costituire un gruppo per poi comandarlo. Poteva appassionarsi alle bocce o la caccia ma ahinoi ha scelto la corsa. Soggetto carismatico ed emblematico che per veder affermato il proprio dominio è capace di tutto; tende a denigrare i nuovi adepti accattivandosi le simpatie dei vecchi e gioco forza consolida la propria posizione in una sorta di sua caserma mentale. Altra caratteristica è quella di bocciare le iniziative altrui e di creare simpatiche sfide interne tra i suoi scudieri, (divide et  impera) liberi solo di scegliersi i compagni.

 

Il secondo è quello senza stato di coscienza, il Naufrago strano pratica il podismo senza troppi ma e senza troppi se, corre da sempre, addobbato approssimativamente, si sente meglio dopo una corsa; e questo è tutto.

Il Naufrago cosciente (o fashion) invece è quello che si sente il discendente naturale di Pierre De Coubertin. Non è abituato a combattere, ha sempre avuto tutto a disposizione. Ha sempre trentasette e due, come i nobili. Il Naufrago cosciente è lo Yuppie redento, un soggetto elitario, un radical chic vero. Il cosciente ha iniziato presumibilmente quattro o cinque anni fa ascoltando Linus e Nicola su Radio Dee Jay o perché coinvolto dall’amico (quello che è sempre stato un tipo giusto sin dai tempi della scuola) e ora si fa di maratone transoceaniche. N.b. elemento imprescindibile: essersi fatto New York.

In ultima c’è il Naufrago navigatore esploratore ed è quello al quale è rimasta attaccata la nave, è quello che piace a me. Viaggia da solo, anche per dimostrazione (ma non lo ammetterà mai): è il più fico di tutti, non c’è storia ma non è sempre simpatico anzi diciamo la verità è anche un po’ stronzo, e diciamola tutta: lo fa apposta! Lo riconoscete dall’auto, o ce l’ha bellissima ma trascurata o vecchia e sgangherata a dimostrare che lui non è più di questo tipo di mondo; per capirci: non ha una Passat nuova o una A4. P.S. anche nel Naufrago cosciente può esserci questa condizione di vetture ma tendenzialmente la ha bella-bella tipo una Range o giù di li, ma pulita ed in ordine per via della forma mentis impartitagli alle Stimate o all’Aleardo Aleardi. P.S. 2 Nessun Naufrago farebbe del male ad altri; si sentono tutti degli esiliati politici.

Scuoto  la testa e ho fatto due chilometri. Sono al Porto dei Cappuccini. Chiudo il pensiero perché lo scenario torna ad esser magico, non che questa tratta non lo fosse è che era tutto vicino: le piante, il canneto, invece ora si apre l’orizzonte e vedo il mondo. Rivedo il cielo con una gradazione impercettibilmente più chiara, ma sono circa quattordicimilaseicento giorni che vedo come funziona e sono prevenuto: anche oggi farà giorno.

Le stelle sembrano lucette che fendono la coperta blu. Mi giro a sinistra ed essendo un amante delle skyline osservo il bordo delle montagne; quel difficilmente toccabile che divide l’irraggiungibile. Bello, lo vedo anche leggermente riflesso nell’ancora buio lago cangiante dal riverbero della poca luce. Spingo, affondo il pedale, aumento in velocità e torno nei miei pensieri.

Ripenso allo star bene correndo e alle persone o meglio alla gente che fa del male; e penso che, tra le due cose, c’è la stessa relazione che c’è tra un limone ed un treno ma ai pensieri non si può comandare e questi sono i miei. Chissà qual è il motivo, forse è che davanti al bello per enfatizzare il mio stato di benessere lo paragono alle brutture del mondo.

Mi viene alla mente quando tra uomini si combatteva addirittura in campo aperto; campo di battaglia si chiamava e ci si disponeva gli uni di fronte agli altri e si continuava a sparare sin quando uno dei due generali, valutate le  perdite, batteva la ritirata. Roba da matti. Se avessero avuto le scarpe da corsa! Avrebbero potuto affrontarsi in una campestre; o se proprio disporre due squadre, sei contro sei o tredici contro tredici come successe nella Disfida di Barletta. Ma tant’è che ora le scarpe ci sono e le guerre pure.

Spiegavo a mio figlio che è assurdo far del male, picchiarsi per un litigio o per primeggiare da arroganti. Meglio confrontarsi con altro, tipo con rash da cento metri o una partita a scacchi: chi vince ha ragione. Bene, ha sette anni appena compiuti ed ha iniziato a battermi a scacchi! Come me la sbroglio ora?

Perplesso arrivo in fondo al lungolago e mi impongo di guardare dritto avanti, per non subire distrazioni e per tenere quel bel ritmo che mi fa sentire all’interno di una galleria del vento.

Inizio la virata del perimetro lacustre mentre riabbandono l’abitato ed ora, l’acqua è sempre alla mia sinistra, ma l’alba, ancora nascosta, non è più davanti ma dietro e tutto sembra esser cambiato compreso il fatto di poter iniziare ad osservare la mia amata longilinea ombra. Ho preso il ritmo ma la tentazione di caffè è forte e quella tazza di roba nera bollente in un buon posto caldo mi stuzzica. Mi fermo al Bar Sole, che non ci crederete è di fronte al Bar Luna. E la svampita servendomi me lo rovescia addosso. Io sorrido come a dire vabbè oggi tocca a me, anzi, oggi potete farmi quel che volete ma il sorriso di dosso non me lo togliete!

Prende la spugna e viene dalla mia parte del bancone ed inizia a strigliarmi come un puro sangue e vivo un certo imbarazzo misto piacere. Mi rifà il caffè, ormai mi sto raffreddando ma sto zitto perché questa è capace di rovesciarmi addosso il the dalla teiera per scaldarmi. Pago, non me lo offre, è proprio svampita.

Riparto torrefatto e rilancio l’andatura di me cavallo, sono ora nel versante orientale e tutto ha un sapore, come dicevo, stranamente diverso: quanto riesce a fare la luce …

Pischeriae, è corretto, non lo ho coniato io pensando a come veniva chiamata Venezia in latino: Venetiae. Anche se il mio preferito è Ictia e non il più conosciuto Arilica, tutti nomi di Peschiera per chi non fosse lacustre. Pischeriae mi viene a mente perché plurale, più terre e questo è proprio quel che si prova passando ponti e ritrovandosi l’acqua un colpo di qua ed un colpo di là.

Attraverso la strada sulle strisce e l’unica macchina che sta viaggiando in tutto il paese, oltre al camion della spazzatura, è una Cinquecento bianca, new generation, con alla guida una ragazza, non si capisce se è già sveglia o è ancora sveglia e di certo il retrovisore storto puntato sulle labbra, stamane, non aiuta ad aumentare la mia stima sul gentil sesso, fortemente risentito dal caffè e dal fatto che questa con la Cinquecento, osserva il rossetto (alle 7.00 del mattino) muovendo la bocca fatta a cuore a destra e sinistra, che non sia sbavato, e poi fa quel sorriso finto per vedere che non ce ne sia traccia sui denti, come hanno le vecchie; così io, Pedone, mi fermo e la lascio passare la Regina, mi disturberebbe esser mangiato, con una sola mossa, da una che ride. Poi c’è il rischio che sbandi; sciuperebbe tutta l’opera di make up baciando l’airbag.

Un giorno mi piacerebbe organizzare dei corsi per le giovani donne su come si usano i retrovisori, sicuramente non di traverso e puntati sulla bocca.

Torno immediatamente sul litorale, li non ci son auto. Passo dopo passo sono nuovamente in riva al corpo idrico. Arrivo alla mia boa, giro i tacchi (si fa per dire). Pioppi, canale che porta al Mincio, barche a vela ormeggiate come ombrelli chiusi.  Il canale sembra d’argento, “c'est l'argent qui fait la guerre” ma questa è solo acqua che riflette la prima luce del giorno. Avanti un poco, vicino a Porta Verona, vedo un fotografo appostato con treppiede e teleobbiettivo, sembra un cannone. Mi avvicino e gli dico del canale argentato ma non so che credibilità posso avere da sudato e con le candele al naso … bah.

Mi riavvicino a casa, un po’ più di luce, il polpaccetto rigido, respiro e ascolto l’aria entrare in me, sembra acqua gassata; anche sulla pelle delle guance sento lo stesso effetto: acqua gassata, pizzica un pochino ma è un male piacevole e non apro la parentesi del masochismo dei podisti altrimenti non finisco più.  Ciao

Un Simone Cartom Crema

Commenti (6)Add Comment
Bravo Simone!
scritto da Dottoressa X, febbraio 12, 2010
Che invidia!!! Io che sono lacuale e non lacustre come dice mia madre adoro correre in riva al lago ma non posso farlo quasi mai!

Mi hai fatto davvero ridere!!!!
Dr.ssa X
Che occhio!
scritto da Rita, febbraio 12, 2010
Non c'e' dubbio che la tua capacita' di osservazione sia molto spiccata, e lo e' altrettanto la tua capacita' di descrizione. Ami essere introspettivo e vorresti pero' che tutti conoscessero il tuo interiore. A volte per me, e' meglio rinunciare a raccontarsi per non rischiare di non essere capito, anzi di essere giudicato superficialmente per scarso interesse. Sai io ho poca fiducia nel prossimo. Comunque ti ammiro per questa tua forte esigenza di esprimerti pubblicamente, esprimerti .........che ti riesce molto bene.

Rita (tua suocera)
Applausi
scritto da Fatdaddy, febbraio 12, 2010
Leggerti è sempre bellissimo...
...
scritto da Daniele, febbraio 12, 2010
ciao, complimenti per il racconto; mi hai fatto sorridere e ricordare le mie uscite. Daniele
p.s. sono pienamente d'accordo dei commenti sul gentil sesso.
Bello....
scritto da Michela, febbraio 13, 2010
Bello scritto, complimenti...e complimenti anche per l'orario dei tuoi allenamenti mattutini...sfidi l'alba eh...
Michela Fontana
...
scritto da EnneBis, aprile 02, 2010
Come no....l'alba e non solo quella...

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Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Febbraio 2010 23:55
 

 


 

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